RB/A

Il punto di vista del professionista: RB/A

RB/A nasce a Padova come evoluzione dell’attività trentennale di Daniele Renier, sviluppata nell’architettura d’interni e attorno a una cultura progettuale nella quale il dettaglio assume un ruolo centrale. Nel 2019 il percorso si amplia con Andrea Boscolo, integrando progettazione architettonica, interior design e gestione tecnica del progetto. Dal 2023, con la sede di Milano e l’ingresso di Lorenzo Arnold, si rafforza ulteriormente il lavoro sui layout e sulla definizione degli spazi. Architettura, interni e prodotto vengono affrontati attraverso un approccio multidisciplinare. Alla base c’è la ricerca di un linguaggio essenziale, definito dallo studio come “minimalismo animato”: ambienti misurati e materici, capaci di entrare in relazione con le persone e con il luogo senza ricorrere a gesti formali gratuiti.

Una delle trasformazioni più evidenti dell’hospitality contemporanea riguarda gli spazi comuni. La lobby sta progressivamente abbandonando il ruolo di semplice luogo di accoglienza e attesa per diventare uno spazio nel quale soggiornare, incontrarsi, lavorare o trascorrere del tempo. Luce naturale, verde, comfort e qualità percettiva diventano quindi componenti strutturali del progetto. Per RB/A la logica non è molto diversa da quella dell’abitare: così come l’ingresso di una casa anticipa ciò che gli ambienti successivi racconteranno, l’arrivo in hotel dovrebbe introdurre immediatamente identità, atmosfera e livello di accoglienza della struttura. Ma progettare questi spazi significa considerare anche chi li utilizza ogni giorno per lavorare. Layout, illuminazione e fruibilità incidono sull’operatività del personale e, indirettamente, sulla qualità del servizio. Il benessere dell’ospite e quello di chi lo accoglie non sono due obiettivi separati.

Nell’hospitality il progetto non può partire soltanto da una scelta estetica. RB/A affronta ogni intervento attraverso l’analisi della struttura, delle esigenze della committenza, della posizione e dei metodi di lavoro dell’hotel. Solo successivamente entra in gioco il linguaggio stilistico. È un passaggio determinante: un hotel non è semplicemente uno spazio da osservare, ma uno spazio che deve funzionare ogni giorno. Il progettista
deve quindi assumere contemporaneamente il punto di vista dell’operatore e quello dell’ospite, sempre più sensibile alla qualità e alla personalizzazione del soggiorno. Questa impostazione si traduce nella ricerca di ambienti equilibrati: palette neutre e calde, superfici materiche, tessuti naturali e oggetti di design utilizzati con misura. Nelle camere, letti accoglienti, aree relax e bagni confortevoli contribuiscono a costruire una dimensione più domestica e meno rigida. Particolare attenzione viene riservata alla luce. Naturale o artificiale, non è semplicemente un elemento tecnico: determina il modo in cui architettura, materiali e proporzioni vengono percepiti. L’obiettivo è trovare il punto di equilibrio tra benessere, funzionalità ed estetica.

È qui che design e risultato economico iniziano a incontrarsi. Le scelte progettuali incidono sul modo in cui una struttura viene percepita e utilizzata. Un ambiente ben progettato non deve soltanto apparire migliore: deve permettere all’hotel di utilizzare meglio i propri spazi. Questo principio diventa particolarmente evidente nelle lobby e nelle aree comuni. Negli hotel urbani, lounge e caffè possono aprirsi anche a chi non soggiorna nella struttura, trasformando l’hotel in un luogo maggiormente connesso alla città. Ma questa apertura richiede equilibrio: aumentare la permeabilità non deve compromettere privacy, comfort e senso di accoglienza dell’ospite. Allo stesso modo, più funzioni non significano necessariamente più valore. Uno degli errori che RB/A osserva con maggiore frequenza, soprattutto negli hotel con superfici comuni contenute, è la tendenza a
riempire gli ambienti con troppi arredi. Il risultato può essere l’opposto di quello ricercato: meno comfort, meno privacy e una peggiore leggibilità dello spazio. Anche la reception rimane un elemento critico. Troppo spesso viene ancora concepita come uno sportello amministrativo, anziché come il primo luogo di relazione tra struttura e ospite. Talvolta il progetto produce valore proprio attraverso ciò che decide di eliminare.

Il cambiamento delle abitudini degli ospiti e la crescita di nuove forme di ricettività stanno progressivamente modificando anche i codici dell’hotel tradizionale. Per RB/A la direzione porta verso ambienti più confortevoli, meno rigidi e apparentemente più semplici, capaci però di offrire un comfort sempre più personale. Il progetto dovrà quindi eliminare funzioni diventate obsolete e concentrare spazio e investimenti su ciò che produce realmente utilità per ospite e operatore. Anche la tecnologia entrerà sempre più profondamente nell’architettura. Controllo climatico, accessi elettronici e infrastrutture digitali dovranno dialogare naturalmente con gli interni, mentre materiali naturali e attenzione alla sostenibilità contribuiranno a ridefinire il linguaggio degli spazi. In questo scenario il ruolo del progettista cambia. Non si tratta più soltanto di definire un’estetica, ma di
interpretare comportamenti, servizi e nuovi modelli di utilizzo. Il risultato non dovrebbe essere semplicemente un hotel più bello. Dovrebbe essere un hotel nel quale ogni metro quadrato abbia una ragione per esistere. Ed è probabilmente in questo passaggio che il design smette di essere soltanto una componente dell’immagine della struttura e diventa parte del suo modello economico.