Dolce Turismo non è arrivato in redazione attraverso un comunicato stampa o una presentazione commerciale. Lo abbiamo scoperto per caso, ascoltando una conversazione durante un viaggio in treno. Si parlava di hotel, territorio e di un progetto digitale pensato per mettere in relazione le persone con ciò che esiste intorno alle strutture in cui soggiornano. La conversazione riguardava in realtà un’evoluzione ancora in fase di sviluppo, ma il riferimento a Dolce Turismo ha attirato la nostra attenzione. Abbiamo chiesto di saperne di più. Poi abbiamo fatto quello che, in questi casi, ci interessa di più: provarlo. Qualche settimana dopo eravamo a Verona, con uno smartphone e una regola molto semplice: nessun itinerario preparato in anticipo. Volevamo capire se una tecnologia progettata per accompagnare l’ospite nella scoperta della destinazione fosse realmente capace di influenzare ciò che avremmo fatto durante la giornata.
Dove: Verona
Scenario: soggiorno leisure urbano
Durata: una giornata
Funzioni utilizzate: geolocalizzazione, realtà aumentata, punti di interesse, navigazione, contenuti multilingua
Obiettivo: capire se la piattaforma riesce a trasformare la scoperta digitale in una decisione reale sul territorio
La mattina abbiamo aperto Dolce Turismo e orientato lo smartphone verso la città. Attraverso la realtà aumentata sono comparsi punti di interesse e destinazioni presenti intorno a noi, anche a distanze differenti. È qui che emerge la prima caratteristica interessante: non è necessario sapere già cosa cercare. Una normale ricerca digitale parte quasi sempre da un’intenzione: un ristorante, un museo, un indirizzo. Qui il processo può essere inverso. Prima si osserva ciò che il territorio propone, poi si decide. Tra i luoghi visualizzati abbiamo raggiunto la Casa di Giulietta. Qui l’incontro casuale con due viaggiatori canadesi ha modificato ulteriormente la giornata. Abbiamo continuato insieme a utilizzare la piattaforma, questa volta guardando oltre il centro di Verona. Lago di Garda. Colline. Territorio del vino. Abbiamo scelto una cantina, aperto la navigazione e siamo partiti. Poche ore prima quella visita non esisteva nel nostro programma.
È durante questo passaggio che abbiamo compreso meglio la logica del prodotto. Dolce Turismo non cerca necessariamente di costruire un itinerario completo. Riduce la distanza tra “cosa potrei fare?” e “come ci arrivo?”. La geolocalizzazione individua ciò che può essere rilevante intorno all’utente. La realtà aumentata introduce una modalità differente di esplorazione. Una volta selezionato il luogo, la navigazione permette
di raggiungerlo. Il percorso è essenziale: SCOPRO → SCELGO → RAGGIUNGO.
Ed è proprio qui che il test smette di essere soltanto tecnologico e diventa interessante per l’hospitality.
Quando un ospite esce dalla struttura, normalmente esce anche dal suo ecosistema digitale. Per decidere cosa fare utilizza mappe, motori di ricerca, portali di recensioni, social network e altre piattaforme. L’hotel tende a rientrare nella relazione quando l’ospite torna. Dolce Turismo prova a occupare precisamente questo spazio. Le informazioni relative alla struttura e quelle dedicate alla scoperta della destinazione possono convivere nello stesso percorso digitale, disponibile anche in più lingue. L’hotel può così estendere il proprio ruolo oltre le informazioni strettamente legate al soggiorno. Non sostituisce il concierge. Ne rende digitale una parte della funzione.
C’è però un elemento determinante. L’esperienza è tanto più efficace quanto più ricca è la copertura del territorio. Dove i punti di interesse disponibili sono numerosi, la piattaforma può realmente generare scoperta. Nelle aree meno coperte, la probabilità di trovare qualcosa di rilevante inevitabilmente diminuisce. È probabilmente questa la principale sfida di crescita del progetto. Perché in una piattaforma di questo tipo l’infrastruttura non è costituita soltanto dalla tecnologia. È costituita anche dai contenuti.
A fine giornata l’aspetto che ci è sembrato più interessante non era la realtà aumentata. Era ciò che aveva prodotto. Eravamo partiti senza un programma e avevamo raggiunto un luogo che poche ore prima non avevamo previsto di visitare. È un singolo test, naturalmente, non una misurazione della performance della piattaforma. Ma rende evidente la logica che Dolce Turismo prova a costruire: ricomporre due momenti che oggi sono spesso digitalmente separati, vivere l’hotel e vivere la destinazione. Per una struttura alberghiera la domanda che rimane è quindi più ampia della tecnologia.
Se l’ospitalità continua quando l’ospite esce dalla porta,
perché la relazione digitale dovrebbe fermarsi lì?
